Un kit di sopravvivenza per assicurare ai cittadini un’autosufficienza di almeno 72 ore in caso di crisi: è uno dei 30 punti della Strategia dell’Ue per la Preparazione (Eu Preparedness Union Strategy) presentata lo scorso 26 marzo a Bruxelles per rafforzare la capacità dell’Unione di prevenire e rispondere alle minacce emergenti. Il Piano arriva in un momento in cui l’Unione si trova ad affrontare crisi e sfide sempre più complesse che non possono essere ignorate. Senza sorprese, il video in cui la Commissaria europea per la preparazione, la gestione delle crisi e l’uguaglianza, Hadja Lahbib, mostra il contenuto di un ipotetico kit, ha fatto il giro del mondo e ha suscitato sentimenti e reazioni contrastanti: dalla paura allo scetticismo, passando anche per qualche risata, isterica e non. I media, come sempre, hanno fatto la loro parte, complice però la tragicomicità (oserei dire) dell’invito rivolto agli europei: preparare uno zainetto (perché di questo si tratta) con acqua, medicine, documenti, contanti, un po’ di provviste, un caricabatterie, un coltellino svizzero, una torcia… per? Per essere “pronti”. A cosa? A un po’ tutto… non solo alla guerra, come molti hanno subito pensato vedendo l’aria che tira, ma anche a un terremoto, a un cyberattacco, a un’inondazione, a una campagna di disinformazione… d’altronde è stata proprio Lahbib ad aver detto che dobbiamo “essere pronti a tutto” e che questo dev’essere il nuovo stile di vita europeo. “Il nostro motto e hashtag.” Il modo “semi-ironico” in cui è stato montato il video, con la commissaria che suggerisce di procurarsi “un power bank, visto che un telefono scarico è come una strada senza uscita”, o “delle carte da gioco, perché un po’ di distrazione non ha mai fatto male a nessuno”, lascia delle perplessità circa la sua interpretazione. È come se l’Ue volesse dire ai suoi cittadini “voi preparatevi al peggio, ma tranquilli, nulla di grave”. Tuttavia, l’attuale contesto geopolitico, tra conflitti che non sembrano trovare tregua, guerre a colpi di dazi, catastrofi naturali e ribellioni, suggerisce che la situazione sia piuttosto grave. E forse nemmeno i grandi sanno che piega prenderà il mondo. E mettono le mani avanti.
Riallacciandosi al rapporto Niinistö, ex premier finlandese, in cui denunciando l’impreparazione dell’Europa ad affrontare le crisi più gravi propone un piano d’azione in materia civile e di difesa, la Strategia dell’Ue nasce per garantire la sicurezza dei cittadini europei e proteggere le funzioni essenziali della società, fornendo loro i giusti strumenti per affrontare le crisi e saper reagire rapidamente. L’Ue adotta un approccio integrato per tutti i rischi e coinvolge l’intera amministrazione a tutti i livelli di governo e l’intera società, dai cittadini alle imprese, comunità locali e scientifiche e accademiche.
Tra gli obiettivi del piano, proteggere le funzioni essenziali della società europea, sviluppando criteri minimi di preparazione per le infrastrutture come ospedali, scuole, trasporti e telecomunicazioni, rafforzare la cooperazione pubblico-privato, civile-militare e con i partner esterni come la NATO, rafforzare la capacità di previsione e anticipazione attraverso una valutazione completa dei rischi e delle minacce. Ancora, la strategia prevede di facilitare la pianificazione e gli investimenti a duplice uso in tutti gli Stati e di istituire un hub di crisi europeo per migliorare l’integrazione tra le strutture di crisi dell’Ue e coordinare le risposte. Inoltre, al fine di diffondere consapevolezza, la Commissione pensa anche di integrare lezioni di preparazione nei programmi scolastici e introdurre una Giornata europea della preparazione.
Dopo l’annuncio del “ReArm Eu”, modificato poi in “Readiness 2030”, con lo stesso effetto di un lupo vestito da agnellino, la “Eu Preparedness Union Strategy” pare suggerire che l’Ue sia pronta a fare sul serio.