L’amministrazione di Donald Trump si prepara a bandire il “Liberation day”: tariffe doganali che danneggeranno il mercato europeo. Per ora la Commissione europea sta cercando una risposta adeguata a quello che potrebbe essere il preludio di una guerra commerciale con pesanti ripercussioni sull’economia mondiale. Applicare delle contro misure protezionistiche potrebbe essere pericoloso per l’Europa, col rischio di esacerbare una crisi economica dettata dai dazi americani voluti da Trump. Mercoledì 2 aprile sarà quindi il giorno del “Liberation day”, una definizione tanto vaga da cui nessuno sa davvero cosa aspettarsi in termini di ammontare di dazi, e quali prodotti verranno presi di mira. Stando a quanto ha riportato il commissario al commercio della Commissione europea, Maros Sefcovic, l’Amministrazione di Trump potrebbe imporre dei dazi al 20% sui mercati europei riguardanti il settore farmaceutico, dei semiconduttori, dei prodotti in legno.

La Commissione europea si era preparata a un’evenienza simile già prima della rielezione di Trump: nella scorsa estate la Commissione aveva istituito una task force composta da un ristretto gruppo di funzionari con lo scopo di elaborare scenari possibili e potenziali reazioni in vista di una ri-elezione di Trump. Ursula von der Leyen ha espresso chiaramente come vorrebbe proporre il dialogo con gli Stati Uniti, ma ha anche rassicurato di essere pronta a rispondere in modo “fermo e proporzionato” se sarà necessario. L’idea della Commissione sarebbe quella di applicare dei contro-dazi non solo sulle merci, ma anche sui servizi americani, in particolar modo quelli forniti dalle grosse aziende digitali. Inoltre, l’Ue potrebbe fare uso dello strumento anti-coercizione, che permettere di usare una vasta gamma di contromisure come imporre limiti alle esportazioni, rafforzare la proprietà intellettuale, proteggere gli investimenti e finanziamenti. Ma la fermezza su cui spinge von der Leyen sta trovando sempre più opposizione da parte di alcuni governi europei.

Tuttavia, la proposta più interessante proviene dalla task force istituita dalla Commissione europea, la quale propone come risposta efficace una riduzione del tasso di cambio dell’euro, in modo da ridurre il costo delle merci europee per il mercato statunitense. La task force inoltre sconsiglia vivamente di applicare un aumento del tasso d’interesse visti i rischi inflazionisti che ne comporterebbero: una mossa mal calcolata potrebbe far precipitare l’Europa in una condizione di Stagflazione che minaccerebbe la tenuta del mercato unico. Queste conclusioni sono ovviamente gli argomenti forti di quei leader europei che non vogliono affatto farsi trascinare dentro una guerra commerciale con gli Stati Uniti, ma che dietro nascondo una vicinanza ideologica con Trump. Dopodiché ci sono leader europei decisi a rispondere, come il premier polacco Donald Tusk, che ha chiesto alla Commissione Europea di rispondere “con buon senso, con calma, ma non in ginocchio”. Sulla stessa linea c’è il presidente francese Emmanuel Macron che ha ribadito come gli europei “si proteggeranno rispondendo”. Tusk e Macron appartengono a quei governi che vorrebbero maggior coraggio da parte della Commissione. Non sono di certo una novità le divisioni presenti tra i leader europei, ma questa volta un’assenza di compattezza rischia di essere fatale per l’Ue.

La strategia che adotterà la Commissione sarà certamente più chiara quando finirà il periodo di transizione in Germania e il governo del neo-cancellerie Friedrich Merz sarà pienamente operativo. L’assenza di uno degli attori più importanti della politica europea sta bloccando la Commissione sulla strategia da adottare, ma è certo che una volta che l’azione politica di Merz diverrà concreta si capirà se l’Ue sarà simmetrica nei confronti degli Stati Uniti rispondendo a Trump con dei contro-dazi.

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