Il rapporto “scoop” di Greenpeace non chiarisce tre punti:

1) la normativa presa in considerazione riguarda l’acqua potabile mentre quello esaminato è un contesto ambientale differente e per il quale vigono norme diverse;

2) i monitoraggi a cui si fa riferimento non evidenziano parametri anomali rispetto a zone  più distanti;

3) i mitili raccolti in prossimita delle piattaforme sono sottoposti a rigidi controlli da parte delle ASL.

Leggetelo con attenzione, il documento scoop di Greenpeace “Trivelle fuorilegge”. E’ qui. Poi leggete le nostre risposte e giudicate.

  • Le 34 piattaforme menzionate nello studio non sono “trivelle”, ma piattaforme per la produzione di gas metano. Tutte autorizzate allo scarico a mare e/o alla reiniezione in unità geologiche profonde sulla base di autorizzazioni rilasciate dal Ministero dell’Ambiente.
  • Chi opera sulle piattaforme lo fa nel pieno rispetto della legge, delle normative vigenti e delle prescrizioni riportate nelle autorizzazioni, fornendo ogni anno al Ministero:
    • un aggiornamento dei quantitativi di acque scaricate/reiniettate a mare e delle relative caratteristiche qualitative chimico-fisiche;
    • un aggiornamento delle attività manutentive effettuate sugli impianti di trattamento, per garantirne l’assoluta efficienza.
  • Le attività di monitoraggio degli ecosistemi da parte di ISPRA avvengono per contratto sulla base di un bando europeo ad evidenza pubblica; tutti gli enti o istituti che rispondono ai requisiti di qualità e qualifiche professionali necessarie possono partecipare al bando pubblico. Sono tutte caratteristiche definite in uno specifico Decreto del Ministero dell’Ambiente.
  • Gli scarichi a mare sono sottoposti a continui controlli anche da parte delle Capitanerie di Porto di competenza, coadiuvate dalle ARPA, che effettuano verifiche sul rispetto dei volumi di acque scaricate, sulle manutenzioni eseguite sui sistemi di trattamento e campionamenti (annuali per gli scarichi e trimestrali per la reiniezione) per la verifica analitica del rispetto delle prescrizioni previste nei decreti di autorizzazione.
  • I limiti presi a riferimento per le sostanze oggetto di monitoraggio e riportati nel rapporto di Greenpeace, non sono limiti di legge applicabili alle attività offshore di produzione del gas metano. Valgono per corpi idrici superficiali (laghi, fiumi, acque di transizione, acque marine costiere distanti 1 miglio dalla costa) e in corpi idrici sotterranei. Le 34 piattaforme, di cui si occupa il rapporto, sono ubicate ad una distanza dalla costa compresa tra 6 miglia (10,5 km) e 33 miglia (60 km).
  • Le conclusioni delle relazioni di ISPRA sostengono che non vi sono criticità per l’ecosistema marino riconducibili allo scarico delle acque di produzione in nessuna delle matrici ambientali indagate.
  • I mitili che crescono spontaneamente sulle gambe delle piattaforme, in particolare sugli impianti ubicati in Emilia Romagna (dove la bassa profondità del mare consente una maggiore crescita degli animali), sono raccolti e commercializzati dalla Cooperativa pescatori di Ravenna, e ovviamente assoggettati a continui controlli da parte della ASL.  I mitili prodotti sulle piattaforme sono un prodotto di eccellenza, qualitativamente superiori ai mitili di allevamento, e rappresentano circa il 5% della produzione emiliana, e  il 20-25% della produzione ravennate.
  • Infine, sappia Greenpeace che alle località della riviera romagnola, che ospitano circa 40 piattaforme, sono state assegnate nel 2015 ben 9 bandiere blu. Per la gioia dei milioni di turisti che affollano ogni anno le nostre spiagge in Adriatico.

Alla prossima, cari i nostri coltivatori di bufale.